Presidente, per la verità, non ero d’accordo stamattina su questo dibattito perché il tema è delicato, non per le considerazioni che possiamo fare, ma per il momento in cui ci troviamo. Però non voglio sottrarmi perché credo che manchi un elemento fondamentale in questo dibattito che è necessario a parer mio introdurre. Innanzi tutto io dico grazie a De Filippo per essersi in maniera onesta stamattina rivolto al suo tribunale che è il popolo: questo Consiglio. Lo ha fatto in maniera trasparente, malgrado questo Consiglio non abbia le competenze per dirimere vicende legislative che riguardano altro ambito di questo nostro regime democratico.
Con la sua trasparenza è venuto qui al tribunale del popolo per dire che non ha commesso nessun reato. Sono convinto delle sue parole e riaffermo la mia fiducia per il prosieguo di questa legislatura, che non è poca cosa rispetto al compito a cui ci dobbiamo tutti sentir chiamati.
Questa determinazione di oggi però vorrei che lei, Presidente, la assumesse sempre, perché la nostra comunità ha bisogno di una persona che amministri difendendo gli interessi diffusi, senza temere di essere andati a pranzo o a cena con imprenditori che sono fette di questa nostra società.
Siamo chiamati a difendere non solo il cittadino comune, ma anche quegli interessi di cui ci facciamo parte determinando la cosiddetta provvista di un lavoro. Abbiamo preso un finanziamento. Lo mettiamo a disposizione nella nostra realtà per fare che cosa? Per fargli fare la fine che hanno fatto i soldi in questi anni in questa regione, cioè rapinati da protagonisti esterni che sono venuti qui? Come quando, ci siamo sentiti dire dall’assessore Folino nelle scorse settimane, un anonimo soggetto (un fondo azionario) a cui siamo costretti a rivolgerci, che è questo privato, ci invia un fax e nell’impersonalità del soggetto non possiamo andare a difendere le ragioni dell’occupazione in questa regione, di fronte ad attività che sono produttive. Facevi l’esempio della Daramic, l’altra settimana, e ti riferivi all’impossibilità di un’interlocuzione fisica; con imprese fisiche.
Le nostre imprese non sono malate. Io conosco personalmente quell’imprenditore. Mi sarei trovato anch’io a quella cena e per altre vicende sono andato ad un’altra cena. Non per questo penso di essere stato in condizione di partecipare a un banchetto divisorio di chissà quali iniziative imprenditoriali in questa regione.
Dobbiamo andare a viso aperto al confronto con gli imprenditori e non soltanto nei luoghi canonici in cui incontriamo le associazioni di categoria. Dobbiamo andare a raccogliere anche la sofferenza e il patimento delle imprese che oggi assolvono una funzione importante in questa nostra regione, danno lavoro in questa congiuntura. Tutti noi siamo chiamati ogni giorno a rispondere su questo tema. Che fine facciamo fare a queste risorse? (ovviamente sto parlando di cose lecite). La garanzia che dobbiamo dare è quella di offrire una serie di opportunità ai nostri imprenditori.
Stasera non sento, da parte di nessuno, difendere un ambito che oggi è sotto processo. Sono 6-7 imprese serie ed operose. Si tratta di difendere il lavoro in questa regione. In questi anni tanta gente ha preso la valigia ed ha girato mezza Europa perché vittima della globalizzazione, alla ricerca di una possibilità lavorativa. E, dunque, cosa si vorrebbe far credere, che da amministratore di una regione non mi dovrei preoccupare delle mie imprese, quelle lucane, di quelle che danno lavoro in questa comunità? Devo temere di confrontarmi e di incontrarle? Ci sono molti tra di noi che hanno fatto gli amministratori e sapete qual è la tensione in sede locale rispetto a queste vicende. Ci sono addirittura forze politiche che rivendicano i posti di lavoro solo per quelli che sono nati da Roma in su. La Lega ha fatto una proposta di questo tipo, per dirvi a quale estremo si arriva di fronte alla drammatica situazione in cui viviamo. E’ così. Noi abbiamo la responsabilità di determinare risultati. La disoccupazione è conseguenza del fatto che bisogna generare programmi ed iniziative e bisogna saperle indirizzare in maniera corretta e lecita, perché nessuno parla di commissione di illeciti. La classe imprenditoriale deve essere una classe a cui dobbiamo guardare con attenzione, confrontarci senza avere nessun timore, soprattutto se siamo nella condizione della trasparenza.
Ci dobbiamo, però, porre in un dibattito di questo tipo, la domanda fondamentale, ammesso che siano vere le considerazioni e le indagini, e cioè perché si arriva a quella determinazione, cioè all’eventuale violazione penale da parte dell’imprenditore?
Il problema vero è che bisogna accorciare le filiere, semplificare le procedure. Di questo la politica si deve occupare perché se sono più i passaggi maggiori saranno i soggetti che si intromettono in questo meccanismo. Non è soltanto la politica, ma sono altri livelli che si intromettono in questa azione. Occorre determinazione, la stessa che la politica avrebbe dovuto avere in questi anni e non ha avuto, cioè quella di determinare risultati legislativi diversi, dal ’92 ad oggi, caro Donato. La politica si è guardata bene dal farla questa azione, perché la delegittimazione del tuo amico e del tuo collega era nell’immaginario collettivo la tua forza. Nessuno di noi ha fatto l’azione di lobby per determinare in capo ai parlamentari eletti un’azione in Parlamento che andasse verso una nuova direzione della gestione della giustizia. I magistrati fanno la loro parte. Ci sono le leggi che ha fatto la politica, che ha fatto il Parlamento, e applicano quelle leggi. Facciamo in modo che ci sia più certezza nel diritto. Questo dipenderà dalle leggi che metteranno in campo i parlamentari, il Parlamento, la riforma oggetto dell’odierno dibattito politico aperto nel Paese. A questo dobbiamo appellarci, ma dobbiamo dare forza alle decisioni e avere determinazione. Molto sta al nostro comportamento, alla severità di comportamento che dobbiamo avere tutti i giorni, dalle cose più piccole a quelle più serie, anche il quotidiano che svolgiamo, per esempio, da rivedere nella direzione di un diverso impegno.
Io sono un rompiscatole. Se ognuno facesse puntualmente la sua parte da ciò discenderebbe un esempio per tutti. Non sempre lo facciamo. Mi appello a questa severità di comportamento che è anche esempio. Iniziamo da qui. Cominciamo da questa attività, da questo comportamento. Io sono convinto che già questo sarebbe un primo passo avanti per quello che ci compete. Rispetto a questa severità e a questa condizione noi ci possiamo richiamare sicuramente al senso della responsabilità, compreso quel senso della responsabilità di preoccuparci anche delle sorti di quella fetta della società che sono i magistrati che vivono comunque i nostri contesti e di cui la politica si deve altrettanto occupare.
Noi dobbiamo guardare al domani: e dobbiamo farlo noi. Non è possibile delegare a nessuno questa funzione. Rispetto a questo bisogna avere anche la fermezza per dirlo a chiare lettere. La politica si deve occupare di questo e anche di gestire il futuro, determinando le condizioni più favorevoli possibili.
Insisto: lei, Presidente, ha la maggioranza. Venga in Aula e si prenda il voto, ma faccia presto un Governo in questa regione. Ci sono ancora le condizioni e c’è ancora la possibilità per fare in modo che alcune risposte, a questa regione, si possano dare ad un anno e mezzo dalla scadenza della legislatura. Non siamo all’ultima spiaggia. La finanziaria che hai messo in piedi tu e la tua Giunta è una Finanziaria degna di questo nome in un momento difficile e preoccupante per il Paese e per la nostra regione.
Questo è un presupposto importante per avviare un anno finanziario. Ci sono i fondamenti per cui anche ragioni politiche sottendono alla scrittura di un nuovo governo e di una nuova vicenda politica che può aprirsi all’indomani della formazione di una nuova Giunta. La determinazione di stasera, caro Presidente, la aspetto in più occasioni, senza temere confronto con nessuno, soprattutto quando questo confronto, così come stasera, è manifestato, chiaro, trasparente; è un confronto lecito e leale a favore dei lucani.











