Quando, insieme con Marcello Pittella, abbiamo pensato di organizzare diversi incontri sul tema della scuola sul territorio lucano, nell’ambito del progetto www.unbuonconsiglio.it, la grande protesta del movimento studentesco non era ancora cominciata. E già allora abbiamo intravisto elementi di criticità sia di metodo che di merito rispetto all’azione del governo nazionale. Gli incontri di questi giorni con i cittadini sono caduti proprio nel cuore della protesta dei docenti e degli studenti. Una protesta civile e propositiva che, di fatto, si è riflessa anche nelle discussioni che abbiamo promosso.
Questo sta a significare che se ascoltato, il mondo della scuola, competente com’è, sa criticare, sa apprezzare quanto di buono è stato fatto, sa cosa si deve eliminare e cosa, invece, deve essere realizzato per avere una scuola migliore.Ho molto apprezzato il senso di responsabilità che tanti cittadini hanno mostrato rispetto al tema della riforma della scuola e a quanto proposto dal Governo nazionale. Hanno saputo motivare il loro no al maestro unico, definito più volte “tuttologo”, ritenendo che oramai è necessario offrire agli studenti una multiculturalità affinché possano pensare con la loro testa e non affidarsi a persone “uniche”, con pensieri “unici”.
Hanno evidenziato la loro preoccupazione rispetto al dimensionamento della rete scolastica sul territorio, paventando il rischio di chiusura di tanti istituti scolastici, che in alcuni paesi lucani sono l’ultimo presidio culturale, con il conseguente pericolo che tante famiglie, pur di agevolare i propri figli, decidano di trasferirsi in centri più grandi, alimentando ulteriormente il fenomeno dell’emigrazione.
Tutte considerazioni fatte sulla base della c.d. “riforma Gelmini” che è stata ideata ed imposta al mondo della scuola senza un briciolo di discussione. Una discussione che sarebbe servita ad ascoltare chi, di fatto, vive e fa la scuola.
Per fortuna, dopo le numerose e diffuse iniziative di protesta e di mobilitazione delle scuole e le prese di posizione delle Regioni e degli Enti locali, il Governo ha dovuto rinunciare al commissariamento previsto dell’art. 3 del DL 154/08 rispetto alle operazioni di dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica. L’articolo prevedeva la nomina di commissari ad acta qualora il piano non fosse stato predisposto entro il 30 novembre 2008.
Il nuovo testo dell’articolo non prevede più la scadenza perentoria del 30 novembre, né il commissariamento delle Regioni e limita il dimensionamento alle sole unità scolastiche autonome non in regola con i parametri di legge senza intervenire sui singoli plessi (sui quali comunque il Governo prevede di intervenire a partire dal 2010/11).
Si tratta di un primo risultato, seppur parziale, visto che in realtà è solo un rinvio di alcuni degli effetti deleteri del piano programmatico di tagli predisposto da Tremonti e Gelmini. Il dimensionamento delle istituzioni scolastiche autonome è una operazione che deve comunque garantire la presenza diffusa sul territorio delle scuole statali, come previsto dalla Costituzione, ed il nostro ruolo sarà quello di mantenere alta l’attenzione su questo tema così come sull’altro fronte caldo che è quello universitario.









